Qualche giorno fa ho finito di leggere "Leggere" di Corrado Augias, una persona che ammiro e che conoscevo soprattutto per ciò che faceva in TV.
A proposito delle parole scritte e di quelle "televisive" scrive:
Non c'è pagina scritta, per elementare che sia, che non richieda da parte del lettore l'esercizio vigile della sua attenzione. Solo così è possibile decifrare lettere, parole frasi per trasformarle in concetti, idee, emozioni.
Il resoconto del medesimo fatto, per drammatico che sia, comunicato non con un articolo di giornale bensì dallo schermo di un televisore, può essere seguito anche in una condizione attenuata della coscienza, in uno stato di semisopore
Più avanti sul messaggio televisivo aggiunge:
Un messaggio televisivo, assorbito quasi passivamente, comporta anche il rischio che le affermazioni, le battute, le scene, le immagini entrino dentro di noi in modo quasi inavvertito e vadano, con l'andare del tempo, a sedimentare quasi un supplemento di personalità, un lento convincimento che crederemo di avere elaborato autonomamente. E' un meccanismo ben noto sia agli strateghi della pubblicità sia ai manipolatori più abili del pensiero politico.
Credo che quest'ultimo passo si commenta da solo.