Vorrei ritornare alla mia giovinezza e appollaiarmi di nuovo sul ramo di un albero insieme al mio amico poeta, e come quella volta indimenticabile vorrei dedurre dal molto che non sappiamo quel poco di prezioso che sappiamo: Non so dove vado, ma so con chi vado. Non so dove sono, ma so che sono in me. Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono. Non so che cosa sia il mondo, ma so che e' mio. Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni. Non so che cosa sia l'amore, ma so che godo della sua presenza. Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli. Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà. Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso. Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio. Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa. Il Pensiero Transpersonale da Newsletter Transpersonale Dicembre 2009 |
mercoledì, dicembre 16, 2009
Chi sono - di Alejandro Jodorowsky
venerdì, novembre 13, 2009
Psicogenealogia
"Mentre scrivevo per Moebius il fumetto l'Incal, iniziai a fare le prime letture di Tarocchi. Più facevo pratica e più mi rendevo conto che tutti i problemi sfociavano nell'albero genealogico. Esaminare i problemi di una persona significava entrare nell'atmosfera psicologica dell'ambiente familiare: avevo capito che eravamo segnati dall'universopsicomentale dei nostri cari.
Dalle loro buone qualità ma anche dalle loro idee pazze, dai sentimenti negativi, dai desideri inibiti, dagli atti distruttivi. Il padre e la madre proiettavano sul neonato tanto atteso tutti i loro fantasmi: volevano vedergli realizzare quello che loro non erano riusciti a vivere o a conseguire. E così assumevamo una personalità che non era la nostra ma che proveniva da uno o più membri della nostra cerchia affettiva; nascere in una famiglia era, per così dire, essere posseduti.
La gestazione di un essere umano non viene quasi mai portata a termine in modo corretto. Sul feto influiscono le malattie e le nevrosi dei genitori. Dopo un po' di pratica, mi bastava osservare i movimenti di chi mi chiedeva un consulto e udire qualche frase per dedurre in quale modo fosse venuto al mondo. Avevo capito che il modo in cui veniamo partoriti, e sovente non è quello giusto, ci allontana da noi stessi per tutta la vita. E questi parti malfatti vengono provocati dai problemi emotivi che esistono tra i nostri genitori e i nostri nonni. Il male si trasmette di generazione in generazione: la persona stregata si converte in stregone proiettando sui figli ciò che prima era stato proiettato su di lei... a meno che non si acquisti consapevolezza spezzando così il circolo vizioso. Non dobbiamo avere paura di immergerci profondamente in noi stessi per affrontare la parte di noi che è stata mal formata, l'orrore della mancata realizzazione: soltanto così faremo saltare l'ostacolo genealogico che si erge come una barriera impedendo il flusso e riflusso della vita. In questa barriera ritroviamo gli amari sedimenti psicologici di nostro padre e nostra madre, dei nonni e dei bisnonni. Dobbiamo smetterla di identificarci con l'albero e capire che non è confinato nel passato: al contrario, vive ed è presente all'interno di ciascuno di noi. [...]
L'albero genealogico si comporta, con tutte le sue componenti, come un individuo, un essere vivente. Ho chiamato lo studio di questi problemi "psicogenealogia", così come ho chiamato lo studio dei tarocchi "tarologia". nel giro di pochi anni i tarologi e gli "psicogenealogi" si sono moltiplicati. Alcuni terapeuti che hanno compiuto studi genealogici hanno cercato di ricondurre tale albero a formule matematiche, ma non è possibile ingabbiarlo nella razionalità. L'inconscio non è scientifico, è artistico. Lo studio delle famiglie va condotto diversamente. Di un corpo geometrico si conoscono perfettamente le relazioni fra tutte le parti, per cui non è modificabile. Un corpo organico sviluppa relazioni misteriose: si possono aggiungere o sottrarre parti eppure, fondamentalmente, il corpo continua a essere quello che era. Le relazioni interne di un albero genealogico sono misteriose. Per comprenderle occorre entrare dentro di lui come dentro un sogno. Non bisogna interpretarlo, bisogna viverlo. Il paziente deve fare la pace con il suo inconscio, non deve liberarsi di lui ma trasformarlo in un alleato. Se impariamo il suo linguaggio, si mette a lavorare per noi. Se la famiglia che vive dentro di noi ancorata alla memoria infantile è alla base del nostro inconscio, allora dobbiamo far evolvere ogni nostro parente trasformandolo in un archetipo. Dobbiamo innalzarlo al nostro livello di coscienza, dobbiamo esaltarlo, immaginarlo nell'atto di dare il meglio di sé stesso. Tutto ciò che diamo a lui lo diamo a noi. Ciò che gli neghiamo, lo neghiamo a noi. [...]
(Estratto dal libro La Danza della Realtà, di Alejandro Jodorowsky)
domenica, febbraio 17, 2008
Come reagiamo. Liberarsi dai condizionamenti
Il cervello umano reagisce come un animale, difende il proprio territorio identificandolo con la propria vita. Fanno parte di questo spazio, delimitato con l'orina e gli escrementi, i genltorl, i fratelli, i partner, i collaboratori e, soprattutto, il corpo. Ma chi è il padrone? E' un individuo con limitazioni che corrispondono al proprio livello di coscienza. Più il livello di coscienza è elevato, più grande è la libertà. Per raggiungere tale grado di libertà, nel quale il territorio non si limita più a una manciata di metri quadrati o a un piccolo gruppo di soci, ma è l'intero pianeta e la totalità degli uomini, o meglio ancora, l'universo intero e la totalità degli esseri viventi, innanzitutto occorre cicatrizzare la ferita originaria, liberarsi dai condizionamenti fetali, poi da quelli famigliari e infine da quelli sociali. Per realizzare la mutazione nella quale il sofferente, avendo lasciato perdere ogni pretesa, riesce a vivere con gratitudine il miracolo di essere vivo, occorre essere consapevoli dei propri meccanismi di difesa. E sono i meccanismi che tutti gli animali impiegano per sfuggire ai nemici predatori.
da "La danza della realtà" di A. Jodorowsky