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mercoledì, agosto 11, 2010

Se qualcosa si manifesta....

Se qualcosa si manifesta naturalmente, come credo siano tutti i fenomeni che avvengono nell'universo, quelli che ci coinvolgono come esseri umani compresi, poichè la natura non contempla il bene e il male, noi, esseri coscienti o incoscienti, dipende dai punti di vista, come prima cosa dobbiamo accettare quel che accade.

In seconda battuta possiamo PENSARE a tutto il resto..anche ad eventuali azioni che, naturalmente, col nostro intervento consapevole, cambino il corso degli eventi, quando questo è possibile....!

venerdì, aprile 23, 2010

Ascoltarsi mentre si pensa

[...] Il pensiero diventa abituale e facilmente ci si perde nei pensieri. Allora si può pensare intenzionalmente, ascoltarsi mentre si pensa. [...] Come si osserva il pensiero nella propria mente?
In questo momento noto che, per pensare intenzionalmente, formulo un proposito: «Adesso mi metto a pensare». Poi ascolto. [...] Mi ascolto parlare. Poi posso dire: «Sono un essere umano». Non è un pensiero entusiasmante... non mi fa cadere in estasi e non mi deprime. È un'affermazione neutra, diciamo così, un dato di fatto. Ora stiamo osservando il pensiero dalla posizione della coscienza risvegliata che osserva. Stiamo iniziando a riconoscere di non essere un pensiero, di non essere affatto ciò che pensiamo.
[...] Quando si formula intenzionalmente una frase o una parola, c'è uno spazio in cui non c'è pensiero. Ma c'è consapevolezza. Consapevolezza del non pensiero.
[...] Si tratta quindi di prestare attenzione, interessandosi non più ai contenuti ma allo spazio attorno all'oggetto
da "Ascoltarsi mentre si pensa" (Achaan Sumedho) preso da un sito che consiglio a tutti: http://www.lameditazionecomevia.it


venerdì, febbraio 27, 2009

Sulla crisi

Personalmente non credo che la crisi mondiale in atto sia stata generata semplicemente da un uso spregiudicato e truffaldino di strumenti finanziari come è accaduto negli USA e non solo. Questo se vogliamo può essere indicato il punto dove è travasato il vaso, ma il vaso era pieno da anni, in cui per sostenere la crescita ad ogni costo la si drogava in ogni modo, spingendo i consumi al massimo pur di avere sempre un guadagno che si spostava percentualmente sempre più verso la fascia ricca della popolazione. Così nell'occidente ricco ciò ha comportato un impoverimento della maggior parte della popolazione che, compra oggi compra domani , ad un certo punto si è trovata senza danari per comprà e magari si è resa conto che ha comprato tante cose inutili. Adesso la profondintà della crisi credo che sia legata più a quest'ultimo aspetto che alla mancanza di liquidità. Ad un certo punto si è avuta la consapevolezza a livello globale, riferendomi ai paesi dove il benessere c'è da anni, almeno per gran parte della popolazione, che il consumare per consumare è diventata una attività non più così gratificante, soprattutto nel timore che ciò che consumo oggi potrei non consumarlo domani, in particolare a livello di beni essenziali.

La mia visione utopica mi porta a dire che questa crisi si risolve concreatamente se la consapevolezza del "consumo solo se ho bisogno", non privandomi di qualche extra che allieta il corpo e la mente in modo non compulsivo, si estenda alla più ampia parte della popolazione possibile.
Non credo nelle crisi risolte con ingenti investimenti in opere pubbliche anche quando non sono necessarie. Questo porterebbe (e temo che porterà) il sistema a un equilibrio instabile come quello precedente alla crisi.

Se consumo solo se ho bisogno inevitabilmente questo mi porterà a risparmiare. Le politiche mondiali dovranno essere orientate a far si che questo risparmio venga sempre più orientato alla parte del mondo in cui il consumare è un lusso dato che lo è spesso il mangiare.

La ricerca può far molto per permettere di mantenere un benessere consumando meno, ad esempio a livello di energia, ma se l'innovazione non è accompagnata da un cambiamento del paradigma dominante, servirà solo a mantenere un benessere economico anche crescendo di meno a livello di PIL, che non si rifletterà necessariamente a livello del singolo se la crescita continuerà ad essere divorata da una nicchia di popolazione, che ha il potere per farlo.

martedì, dicembre 23, 2008

Tumore inguaribile e consapevolezza

E' un post poco natalizio, ma è una questione che sento viva da tempo e che voglio porre all'attenzione di chi mi legge

E' meglio morire di tumore "inguaribile" vivendo tutta la fase della malattia in modo consapevole o è preferibile non far sapere niente al malato?


Sono capitati diversi casi di conoscenti, parenti che sono morti senza sapere ufficialmente niente della loro "condanna a morte".


Premetto che personalmente credo che solo una via consapevole possa invertire o rallentare un processo apparente inevitabile. Ma la consapevolezza è una parola che va molto oltre il sapere, che mi viene il dubbio che a volte sapere non significa poter svolgere un percorso consapevole verso l'ignoto che può essere anche la morte.


Nella nostra cultura la morte è qualcosa dalla quale si fugge senza rendersi conto che non sarebbe possibile senza la vita.

Illuminatemi se avete qualche sensazione più chiara della mia.


sabato, dicembre 20, 2008

La corruzione inconsapevole che affonda il paese- di Roberto Saviano


La cosa enormemente tragica che emerge in questi giorni è che nessuno dei coinvolti delle inchieste napoletane aveva la percezione dell'errore, tantomeno del crimine. Come dire ognuno degli imputati andava a dormire sereno. Perché, come si vede dalle carte processuali, gli accordi non si reggevano su mazzette, ma sul semplice scambio di favori: far assumere cognati, dare una mano con la carriera, trovare una casa più bella a un costo ragionevole. Gli imprenditori e i politici sanno benissimo che nulla si ottiene in cambio di nulla, che per creare consenso bisogna concedere favori, e questo lo sanno anche gli elettori che votano spesso per averli, quei favori. Il problema è che purtroppo non è più solo la responsabilità del singolo imprenditore o politico quando è un intero sistema a funzionare in questo modo.
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Il mio breve commento a tutto questo è un ripetermi. Anche chi si considera il più santo di noi deve fare un esame di coscienza per portare alla personale consapevolezza qual è il suo contributo, anche minimo, a tutto questo. Sapendo il passato non si può cancellare ma si può agire sul presente per cambiare il futuro.


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