domenica, settembre 04, 2011
Relazione e crisi
domenica, gennaio 30, 2011
Febbre
martedì, novembre 17, 2009
The Reconnection
mercoledì, ottobre 07, 2009
L’arte medica della guarigione interiore
Quando abbiamo un dolore, la prima cosa che vogliamo è che passi, quando abbiamo una malattia, la prima cosa che vogliamo è guarire.
E questo è legittimo.
I problemi nascono quando cerchiamo di ottenere il risultato desiderato. Solitamente consideriamo il dolore e la malattia come dei nemici che vengono dall’esterno ed iniziamo a combatterli.
La scienza medica ci mette a disposizione armi sempre più efficaci, farmaci e tecnologie sempre più avanzate per portare avanti e vincere la nostra guerra. Farmaci intelligenti, come le bombe, raggi laser mirati, come le missioni dei top gun, organi di ricambio e manipolazioni genetiche, come la nostra auto nel box o la frutta del supermercato.
La cultura occidentale, dal momento che ogni guerra si vince prima di tutto con le idee, ci mette a disposizione un paradigma, quello positivista, sostenuto da tre secoli di scienza e millenni di civiltà del dominio. Una civiltà per la quale la natura umana è fondamentalmente malvagia, gli istinti vanno repressi, le emozioni controllate, la creatività limitata, l’immaginazione svalutata e la ragione domina incontrastata. Una civiltà dove la divinità è unica, risiede nell’alto dei cieli e detta ferree leggi morali da rispettare, pena la dannazione eterna; dove il superamento dei confini della coscienza razionale – fatti non foste per viver come bruti – viene vissuto come un pericolo da evitare e, l’anelito all’estasi, all’espansione della coscienza, è perseguito per legge. Una civiltà che elegge l’efficienza a valore e considera nemico tutto ciò che la ostacoli, che rimuove la sessualità dal suo sistema di valori per poi mercificarla ovunque, nei suoi media, nei suoi spettacoli, nei suoi prodotti, negli angoli oscuri delle proprie città. Una civiltà dove è sano chi produce e malato chi non ce la fa, dove i buoni sono quelli più simili a noi e cattivi i diversi.
Obbiettivo, risultato, controllo, ragione, successo, efficienza, pericolo, guerra, sono alcuni dei termini più usati nella cultura medica moderna.
In questo lavoro cercheremo di conoscere la vera natura del processo di guarigione, di dimostrare che salute non è assenza di sintomi e che la civiltà del dominio e il paradigma positivista che ne deriva devono essere superati se vogliamo costruire una società più sana e rispettosa delle leggi naturali che la determinano. Cercheremo inoltre di tracciare le linee essenziali del nuovo paradigma olistico, candidato a raccogliere l’eredità di quello positivista, e, soprattutto, di fornire strumenti pratici e efficaci per compiere un percorso di auto-guarigione. Un percorso che parte dall’esperienza interiore, dall’assunzione di responsabilità, dalla pace, dalla fiducia e dall’amore nei confronti di se stessi. Lungo il cammino impareremo a riconoscere che star bene è un nostro diritto ed una possibilità reale, che il nostro organismo è in grado di mantenere e ritrovare il proprio equilibrio, qualora vengano create le condizioni giuste. Impareremo a renderci conto che gli unici veri nemici di noi stessi siamo proprio noi e che, in realtà, una delle nostre più grandi paure è proprio quella di stare bene.
Impareremo a renderci conto che la malattia è sempre la scelta più economica per un organismo che voglia resistere al cambiamento sotto la spinta del Sé, delle forze creative della nostra anima. Forze creative che nel mondo classico avevano una importanza tale da venire considerate divinità e che, nella nostra società occidentale, vengono represse e negate a vantaggio della razionalità, al punto da costringerle ad esprimersi solo attraverso la creatività degli artisti, i sogni o i sintomi.
Attraverso la biotransenergetica potremo restituire agli dei che “sono diventati malattie”, come sostiene Jung, il loro posto a palazzo, sostituendo il dittatore, Io-razionalità, con il democratico dialogo delle voci del Sé. Potremo sostituire al metodo classico di affrontare le patologie, cioè tramite una terapia tendente a liberare il paziente dai suoi disturbi – cioè sopprimere la voce delle divinità interiori, lo slancio delle forze creative dell’anima - un modo ulteriore che sappia riconoscere in ogni sintomo un’opportunità, una risorsa da amare e non da combattere, un alleato che indica la via verso se stessi, verso il proprio maestro interiore.
Una via però che non è affatto agevole e che richiede, prima di tutto, coraggio, responsabilità e fermezza.
Il coraggio di cambiare, di lasciare gli alibi e i pretesti per restare come siamo, gli attaccamenti e i condizionamenti che mantengono la visione che abbiamo di noi stessi e del mondo, le spiegazioni e le motivazioni che giustificano i nostri comportamenti e le nostre abitudini.
La responsabilità, delle nostre azioni e soprattutto del nostro potere. Il potere di dire sì e dire no, il potere di scegliere, di usare la nostra forza in una direzione o nell’altra, di amare o di odiare, di vivere o morire, di essere sani o malati, tristi o felici.
La fermezza nell’intento che ci consenta di non “cadere in tentazione”, di riconoscere gli agguati che ci portano fuori strada, di scorgere la luce nell’ombra, di non perdere la fiducia anche nei momenti più difficili, consapevoli che ogni difficoltà è una porta verso noi stessi e che, quando ce ne andremo, porteremo con noi stessi solo l’amore che avremo lasciato nel mondo.
Pier Luigi Lattuada, L’arte medica della guarigione interiore, Franco Angeli
giovedì, giugno 11, 2009
Terapia provocativa
Farrelly pensa che l' umorismo possa essere non solo curativo ma anche preventivo dei disagi e dei disordini mentali. "Il proverbio dice: una mela al giorno leva il medico di torno. Io dico: una risata è meglio". Farrelly cita le ultime ricerche dell'università di Stanford in California e l'ultima opera di William Frye("Manuale di humour in 'psicoterapia") e afferma che la risata ha effetti biochimici importanti: dal punto di vista fisiologico è equivalente a una bella corsa a piedi.
E poi si è scoperto che il cervello rilascia encefaline durante il riso.
Insomma una risata fa bene sia ai sani che ai malati: "l'ansietà diminuisce - afferma Farrelly - aumenta I'autostima".
"Con l'anestesia della provocazione umoristica - afferma Alessandro Vannucci - in terapia possiamo toccare insieme al paziente zone scollanti della psiche senza bruciarci. Dal fatto di vedere la sua immagine, il suo mondo e le persone per lui significative in modo strano, imprevisto, mai visto, nascono nuove possibilità di rappresentarsi e di essere nel presente e nel futuro. E' una terapia umanistica, non interpretativa, ma basata sul fatto di far sperimentare al paziente altre parti di sé, rispetto a quelle con cui si identifica e che sono responsabili del problema per cui si sottopone alla terapia". Resta il fatto che i nastri-video con cui Farrelly documenta le sue sedute terapeutiche sono spesso umoristicamente irresistibili. "All' ultimo congresso junghiano a Città del Messico - ha ricordato Farrelly - c'erano molti serissimi psichiatri che cercavano di trattenersi dal ridere. Ma erano così buffi che facevano ridere gli altri".
di Cesare Protetti
fonte integrale: Marco Avena
mercoledì, giugno 10, 2009
sabato, maggio 23, 2009
Metafora e guarigione
importanti nelle mani dei "guaritori" di tutti i tempi.
Gennaro Romagnoli
domenica, aprile 12, 2009
venerdì, marzo 07, 2008
Il tuo errore più vicino alla verità
A te che sei uno scienziato dell'uomo, di ciò che è vivo, chiedo perché mai continui a dividere, non consideri il soggettivo, l'essenziale, quando la metafisica te lo dice da millenni e da ormai mezzo secolo anche la fisica - la più pura delle scienze -lo ha decretato. La conoscenza totale è impossibile senza la dimensione del soggettivo, la mente dell'osservatore modifica il fenomeno osservato. Lo sviluppo della coscienza intuitiva potrà permetterti di osservare il fenomeno senza pretese di obiettività, favorirlo e interagire con esso per riportare la tua esperienza dell'esperienza. Imparerai dalla tua esperienza dell' esperienza, diverrai più ricco e questo lo trasmetterai a chi farà esperienza di te. Se vorrai che la scienza progredisca descriverai il fenomeno, riporterai quello che tu hai sentito rapportandoti ad esso, elaborerai razionalmente i fatti portando le tue osservazioni, sapendo che questo è quello che tu pensi, puramente arbitrario, è il tuo errore più vicino alla verità.
Pierluigi Lattuada in "Potere Spirituale e Guarigione- La vera forza terapeutica della visualizzazione"
Da operatore della scienza, di una scienza più semplice della scienza della vita, posso senz'altro concordare sul fatto che le conoscenze della scienza di sistemi complessi, e basta poco per rendere un sistema complesso, sono senz'altro degli "errori" che più si avvicinano alla verità. Errori soggettivi altro che oggettività della scienza!
Il rigore scientifico può essere valido nella raccolta dei dati sperimentali, ma quando dai dati si passa alla loro interpretazione spesso la scienza, nell'accezione comune del termine, è pura opinione. Questo non toglie nulla all'importanza delle opinioni, che fanno certamente progredire la scienza, ma non possiamo vendere le nostre opinioni come scienza, nel senso galileiano del termine, come accade spesso nella medicina.
Se includiamo la soggettività e tanto altro nella scienza, allora Scienza diventa qualcosa di molto più ampio.
