lunedì, marzo 10, 2008

Bioscience innovation is in crisis. What can we do about it?

How can the discovery of novel pharmaceuticals for diseases, old and new, be better, faster and cheaper? The pat answer is, of course, research. But, given that more than 80% of all scientists who have ever lived are alive today, why are there only 10-20 new drugs approved each year? Why does it cost $1 billion and take 15 years to get each one to market? And why are there fewer and fewer global pharmaceutical companies charging us more and more for our prescription drugs?

Per le risposte alle domande dell'articolo di The Scientist leggete qui

La mia impressione è che il grosso dello sforzo della ricerca farmaceutica vada nella direzione opposta a quella che in linea principio si propone.
Io ho opinioni molto diverse. La ricerca ben venga, ma non tanto sulle molecole quanto sul come guarire senza l'uso di farmaci, attivando le nostre potenzialità di autoguarigione. E' innegabile che i progressi della medicina hanno contribuito a migliorare di molto la qualità della vita negli ultimi 100 anni. E' innegabile che alcuni farmaci sono dei salvavita e che la loro utilità è indiscutibile. Ma nessuno può negare che il riduzionismo spinto della medicina attuale allontana sempre di più l'obiettivo della cura dall'essere umano nella sua totalità spingendolo sempre più verso la singola cellula! Non credo che questa sia la via.
Le malattie degenerative croniche sono in costante aumento come è in costante aumento il consumo di certi farmaci. E questo accade non solo perchè l'aspettativa di vita si allunga sempre più. La depressione, ad es., colpisce sempre più i giovani e sempre più i giovani consumano quantità enormi di psicofarmaci. C'è un meccanismo perverso in questo!
La medicina tende sempre più a puntellare per mantenere a lungo una struttura di base pericolante più che a curare intaccando le fondamenta del malessere.

2 commenti:

stellina ha detto...

provo pareri opposti rispetto alle tue affermazioni.
son la prima a dire che in caso di depressione la cura chimica è solo un sostegno nella fase acuta,molto più utile un lavoro su di sè per capire le cause della depressione e ok con autoguarigione...essendo io infermiera oltre che stellina-poetessa dico che hai ragione se pensi che dietro l'industria farmaceutica ci siano interessi colossali...ma senza la chemio la vedo dura per i pazienti tumorali....certo che alla base dovrebbe esserci anche la ricerca per capire il perchè di tutti queste patologie degenerative....comunque non ti conviene venire nel mio ospedale:lì per un attacco di panico da prelievo alcuni medici danno il valium....pura follia!

Francesco ha detto...

Non nego che nelle fasi acute si possa/si debba intervenire d'urgenza con i migliori mezzi di cui disponiamo. Valium compreso anche se respirare in un sacchetto forse ha lo stesso effetto! O sbaglio?
Non ho suffienti conoscenze pro o contro la chemio. Ritengo comunque che indebolire in modo indiscriminato il sistema che deve reagire contro un cancro, nella speranza che agisca anche contro il cancro stesso, non sia molto intelligente. Mi chiedo quale sia l'influenza sull'aspettativa di vita della chemioterapia su pazienti con metastasi! Su patologie croniche credo realmente, anche per esperienza personale, che certa medicina alternativa, olistica abbia molto più da offrire. Innanzitutto quando si decide di intraprendere un percorso di questo genere, il paziente si mette e si deve mettere al centro della cura. Non è il sintomo che deve guarire ma il sistema corpo-mente nella sua totalità!

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