giovedì, maggio 28, 2009

Cos'è la meritocrazia

Che cos’è la meritocrazia? Licenziare i “fannulloni” nel settore pubblico? Eliminare le raccomandazioni? Nulla di tutto ciò. Licenziare i “fannulloni” è sacrosanto, ma cosa fare dei milioni che non sono fannulloni e che bisogna valorizzare? Negli USA, patria della meritocrazia, le “recommendations” portano a riempire un posto di lavoro su due. Si tratta però di “raccomandazioni” molto diverse dalle nostre. Chi segnala qualcuno particolarmente bravo e adatto per un posto di lavoro lo fa con grande cautela, perché mette in gioco la propria stessa reputazione e risponderà moralmente della performance della persona segnalata; da noi, invece, si raccomandano con leggerezza persone che non si conoscono (dal punto di vista delle capacità professionali) per posti di lavoro che non si conoscono.

“Meritocrazia” è un sistema di valori che valorizza l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza, dove “provenienza” indica un’etnia, un partito politico, l’essere uomo o donna; ma in Italia “provenienza” significa soprattutto la famiglia di origine.

In Italia il sistema di valori è molto meno meritocratico di quello di altre società, come quella nord-americana e scandinava, molto più capaci di assicurarsi che la classe dirigente (il top 1 per cento o 10 per cento, a seconda delle definizioni) sia la migliore possibile.

In Meritocrazia spiego come in Italia l’assenza di questo sistema di valori abbia prodotto una classe dirigente debolissima: la mancanza di meritocrazia è molto più pervasiva di quanto non si creda, ed è diventata la causa principale del declino della nostra economia. Una classe dirigente inadeguata di policy makers, leader e dirigenti della pubblica amministrazione e purtroppo anche di azionisti che non si sono meritati la proprietà della propria impresa.

Sir Michael Young, il laburista inglese che nel 1954 creò il termine “meritocrazia”, ha inventato l’“equazione del merito”: I+E=M, dove “I” è l’intelligenza (cognitiva ed emotiva, non solo l’IQ) ed “E” significa “effort”, ovvero gli sforzi dei migliori. La “I” porta a selezionare i migliori molto presto, azzerando i privilegi della nascita e valorizzandoli attraverso il sistema educativo: è l’essenza delle “pari opportunità”. La “E” è sinonimo del libero mercato e della concorrenza che, sino a prova contraria, sono il metodo più efficace per creare gli incentivi economici per i migliori.

I due valori della meritocrazia, pari opportunità grazie al sistema educativo e libero mercato, sono spaventosamente carenti nella società e nell’economia italiane.

Le pari opportunità per i giovani si fermano a Roma: i giovani del Sud hanno scuole pessime, come dimostrano i loro test PISA (a livello di Uruguay e Thailandia, anche se nessuno lo sa, dato che i voti assegnati agli studenti dagli insegnanti sono buoni, al livello di quelli del Nord). Le pari opportunità per le migliori donne italiane non esistono, dato che il “soffitto di vetro” per le migliori italiane è il peggiore del mondo sviluppato: le donne italiane sono quelle che lavorano di meno e fanno meno figli.

La concorrenza non è un concetto amato dalla nostra società ed economia, come dimostrato da diverse ricerche. Non ha mai interessato i nostri policy makers, che preferiscono proteggere imprese e lavoratori a scapito di consumatori e cittadini: i politici si interessano al problema dell’Alitalia per proteggere gli interessi dei piloti e dei lavoratori degli aeroporti, non l’interesse di milioni di passeggeri. Ma il libero mercato non ha mai interessato davvero anche molti imprenditori italiani che, invece di far crescere la propria azienda valorizzando il talento non famigliare, preferiscono tenere il controllo della governance e della leadership in famiglia: “piccolo è bello”, perché permette all’impresa di servire gli interessi della famiglia e non viceversa, come avviene nelle grandi aziende famigliari globali.

Si dice che la società italiana abbia una “cultura non meritocratica”, soprattutto a causa del “catto-marxismo”, ma questo è solo parzialmente vero. Intanto la meritocrazia è un concetto recente dato che è “nato” nel secolo scorso. A parte M. Young, che ideò il termine nel 1954, la data ufficiale di nascita della meritocrazia è il 1933, quando J. Conant, presidente di Harvard, concepì l’ETS (Education Testing Service), grazie al quale prese piede il SAT (Scholastic Aptitude Test), che divenne l’“arma segreta della meritocrazia” perché permise di “portare ogni giovane talento da ogni parte del Paese a laurearsi a Harvard, che si tratti di un figlio di ricchi o che non abbia un penny, che abiti a Boston a San Francisco”, nelle parole dello stesso Conant.

L’Italia è solo in ritardo di un centinaio di anni: il “catto-marxismo” c’entra dunque poco, dato che le “levatrici” della meritocrazia sono stati in Inghilterra il partito laburista (a cui apparteneva M. Young) e in America la Chiesa Protestante.

Il ritardo è causato dalla forza abnorme della famiglia italiana, che genera quel “familismo amorale” italiano studiato dai sociologi di tutto il mondo e giustificato dalla debolezza dello Stato che non è riuscito a creare fiducia nei cittadini. Gli italiani non hanno fiducia nella giustizia, nella scuola, nella sanità pubblica, e si rifugiano nella “famiglia” in senso allargato. Così si spiega lo strapotere di associazioni come Confindustria e Confcommercio, che sono dei veri benchmark mondiali. L’azienda di famiglia si passa oggi di padre in figlio (maschio) esattamente come 150 anni fa in tutto il mondo si passava la proprietà della terra: ma negli altri paesi ci si è resi conto che sono avvenute la rivoluzione industriale e quella post-industriale.

Da noi si pensa che meritocrazia sia sinonimo di ineguaglianza: è dunque essenziale vincere la “paura della meritocrazia”. Nel saggio dimostro come proprio l’assenza di meritocrazia abbia portato al paradosso che l’Italia è diventata la società più ineguale del mondo occidentale. L’ineguaglianza “statica” (il rapporto tra il reddito del top 10 per cento e bottom 10 per cento) in Italia è altissima, quasi a livello degli USA e Regno Unito; tuttavia questi paesi, avendo una maggiore mobilità sociale, grazie alle pari opportunità, sono meno ineguali. La nostra mobilità sociale (poco misurata, perché non ha interessato molti) è invece molto bassa: siamo dunque il paese più ineguale, perché chi è povero è relativamente molto più povero ed è destinato a restare tale.

In Meritocrazia sono comunque ottimista, perché i tempi sono maturi per un cambiamento e perché ho scoperto e descritto in un capitolo i “semi del merito”, isole italiane di eccellenza che dimostrano che la meritocrazia è possibile anche da noi. La Normale di Pisa, l’Istituto Italiano di tecnologia (che per una volta ha reso positiva la “bilancia dei cervelli”), il Premio Nazionale Innovazione (Business Plan Competition nazionale tra i migliori giovani scienziati italiani), il First Generation Network (la rete di imprenditori di prima generazione che non hanno ereditato la proprietà della propria azienda), aziende come Luxottica e Unicredit. Il “seme del merito” più sorprendente è sicuramente il Tribunale di Torino il cui Presidente, il dottor Mario Barbuto, ha ridotto in pochi anni i tempi della giustizia civile: a Torino oggi più del 90 per cento dei processi dura meno di tre anni.

Meritocrazia non si ferma quindi alle denunce, ma fa anche quattro proposte concrete per rilanciare il merito nella nostra società ed economia, orientate a rafforzare i due valori di base: pari opportunità e concorrenza/libero mercato.

Quattro proposte concrete per promuovere la meritocrazia in Italia

1. Lanciare una delivery unit (“unità di consegna”) simile a quella utilizzata da Tony Blair per “consegnare” ai cittadini miglioramenti concreti e misurabili nella qualità del settore pubblico, grazie a un approccio innovativo per creare una giovane ed eccellente classe dirigente nella Pubblica Amministrazione.

2. Creare un sistema di testing nazionale standard per misurare la qualità della nostra scuola e il merito di insegnanti, che sono l’unica vera leva per aumentare il merito degli studenti. Gli obbiettivi sono

a) selezionare qualche università di eccellenza;

b)aumentare il numero dei laureati triennali che trovano lavoro adeguato;

c) migliorare drasticamente la qualità della scuola primaria e secondaria, in particolare al Sud.

3. Introdurre una Authority per i servizi locali (commercio, turismo, trasporti), che sono una parte essenziale dell’economia e che oggi sono vittime di policies anti-concorrenza e produttività perché ladevolution rende le amministrazioni locali sempre più preda delle lobby locali.

4. Introdurre una normativa o codici di comportamento per i Consigli di Amministrazione delle società quotate simile a quella Norvegese, che impone che il 40 per cento dei membri di un CdA siano donne. Il “soffitto di vetro” nei CdA italiani per le donne è il peggiore in assoluto, e ridurlo è interesse delle imprese, non delle donne, perché abbondanti ricerche dimostrano che imprese con leadership anche femminile crescono e guadagnano di più.

Roger Abravanel


Personalmente trovo convincente gran parte di ciò che è riportato sopra, ma le soluzioni, considerate nel contesto italiano, sono sempre passibili di interpretazione tornacontista! Sarò noioso ma finchè non c'è rispetto della dignità altrui, ogni regola diventa oggetto di forzatura per fregare l'altro. In ogni caso da qualche parte bisogna pur partire ...per arrivare....!

domenica, maggio 24, 2009

Il tempo

Il tempo è:
troppo lento per chi aspetta -
troppo rapido per chi ha paura -
troppo lungo per chi soffre -
troppo breve per chi gioisce -
ma per chi ama -
il tempo non esiste.

Henry Van Dyke


Fonte Massimo Rossi

Power of Intention - Wayne Dyer

sabato, maggio 23, 2009

Metafora e guarigione

La metafora è da sempre uno degli "attrezzi" più
importanti nelle mani dei "guaritori" di tutti i tempi.

Gennaro Romagnoli

martedì, maggio 19, 2009

Immigrati, ieri e oggi

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l´acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l´elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali."

"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell´Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Dalla relazione dell´Ispettorato per l´Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Fate girare questa relazione del 1912...dedicata a noi immigrati italiani negli USA.

L'arte di vivere di Lao-Tse

"Chi è maestro nell’arte di vivere

Fa poca distinzione fra il proprio lavoro

e il proprio gioco,

la propria fatica e il proprio divertimento,

la propria mente e il proprio corpo,

il proprio studio e il proprio svago;

quasi non sa quale sia dei due.

Persegue semplicemente il proprio ideale

di eccellenza

In tutto quello che fa, lasciando agli altri decidere

se stia lavorando o giocando.

Ai suoi occhi, lui, sta facendo entrambi."

Lao-Tse

Fonte

Poesia a più mani- secondo contrbuto

Ella fu ssì grande
come il mare e il cielo
ma fine la colse
e presto inaridì.
...............
Mentre il vino mesceva
........
.........
........
Il bambino scorazzava nel prato
.......
.......
.......
Il ruscelllo scorreva voglioso
come un giovane sposo,
che tra le calde montagne
cercava riposo
.......
......
......

Cicabuma
Cleonice Parisi
ME

P.P. La struttura non è fissa.
E' libera di ampliarsi sopra, sotto, dentro

lunedì, maggio 18, 2009

Vita e Morte

"Non scordate mai che ogni giorno, ogni momento è quello giusto per inventare il futuro che si vuole. La morte è il finale di ogni storia. Tutti dobbiamo morire prima o poi. Quindi, una volta accettato questo, il problema si sposta sulla qualità della vita"

Michael J. Fox

sabato, maggio 16, 2009

Poesia a più mani- primo contrbuto

Ella fu ssì grande
........
........
.......
Mentre il vino mesceva
........
.........
........
Il bambino scorazzava nel prato
.......
.......
.......
Il ruscelllo scorreva voglioso
come un giovane sposo,
che tra le calde montagne
cercava riposo
.......
......
......
Cleonice Parisi
ME


SENTITEVI LIBERI
NON C'E' UN SENSO
CHE VOLEVO DARE
SE NON TROVARE
UN'ARMONIA

Poesia sospesa .... a più mani...

Ella fu ssì grande
........
........
.......
Mentre il vino mesceva
........
.........
........
Il bambino scorazzava nel prato
.......
.......
.......
Il ruscelllo scorreva voglioso
......
.....
......


Ho lasciato di proposito degli spazi da riempire.
Le 3 righe non sono necessariamente 3.
Mi piacerebbe che qualcuno aggiungesse anche una sola parola.

Basta copiare la poesia con gli spazi in un commento e fare la propria aggiunta
Man mano che la poesia si evolve nella sua pienezza
ripubblicherò il post con l'indicazione dei partecipanti


Avanti coraggio
al via l'ancoraggio!

lunedì, maggio 11, 2009

Pari calorie, effetti diversi (di Luca Speciani)

Siamo dentro a una “forchetta” poco simpatica: se mangiamo poco, invece di dimagrire perdiamo muscolo e rallentiamo il nostro metabolismo. Ma se mangiamo il giusto non dimagriamo di un etto. Quindi?

La risposta è nell’affermare con forza che:

1) Un uguale numero di calorie consumato al mattino (quando prevalgono gli ormoni del consumo) o consumato alla sera (quando dominano gli ormoni anabolici) non ha lo stesso effetto.

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2) A parità di calorie, consumare zuccheri a rapida assimilazione (bibite gassate, gelato, caffè zuccherato, farine raffinate, dolciumi, cioccolato) non ha lo stesso effetto rispetto ad una uguale quantità di calorie assunte sotto forma di carboidrati completi (farine e cereali integrali, frutta, verdura), perché la risposta insulinica è differente e diverso è l’effetto sull’ingrassamento.

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3) Un uguale numero di calorie “vuote” (zucchero bianco, farine 00, grassi idrogenati, oli raffinati) non ha lo stesso effetto rispetto a un equivalente assunzione di cibi sani, ancorché calorici, come il burro, le noci, il pane integrale, il formaggio, la carne, il pesce, le uova. A fine giornata, le calorie “vuote” ci lasceranno sempre “fame” di vitamine e di minerali, che dovremo saziare con nuovo cibo.

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4) Un uguale numero di calorie assunto in assenza o in presenza di una frazione proteica non ha lo stesso effetto. Le proteine (nella giusta quantità: quel 15-20% suggerito dall’OMS) hanno un effetto termogenico sul nostro metabolismo e stimolano la secrezione pancreatica di glucagone, ormone antagonista dell’insulina.

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Tutte queste considerazioni devono farci riflettere sul fatto che ingrassamento e dimagrimento dipendono solo in minima parte dal numero di calorie assunte. La chiave di volta per ridurre i nostri accumuli adiposi è una sana attivazione del metabolismo basale (ottenibile con le poche regole appena indicate), abbinata ad una regolare (anche moderata) attività sportiva.

La sola attività sportiva, in assenza delle altre attenzioni qui riassunte, farà bene al nostro umore e alla nostra muscolatura ma potrebbe non essere in grado di farci perdere grasso.

Non si tratta quindi di “stare a dieta”. Si tratta invece di attivarsi verso un nuovo stile di vita, imparando - per esempio - a leggere bene le etichette di ciò che scegliamo per nutrirci. Per imparare a farlo non sarà mai troppo tardi.

Fonte

sabato, maggio 09, 2009

L'origine del concetto di decrescita nelle parole di Serge Latouche

Fonte

Lo "sviluppo" è simile a una stella morta di cui si scorge ancora la luce, anche se è spenta da molto tempo, e per sempre


Che cosa considera emblematico delle disfunzioni di un’economia basata sulla crescita?

I cicloni, sempre più frequenti in questi anni, e sempre più gravi, conseguenza della deregulation climatica. Questi disastri pongono il problema di un pianeta in cattivo stato, devastato e non più vivibile, non più vivibile per noi, per l’umanità...

Eppure gli economisti continuano a parlare di crescita.

La crescita è un concetto bizzarro, perché è qualcosa che per noi è familiare, noi viviamo in una società della crescita, in un’ideologia della crescita, è una specie di ovvietà. Se invece guardiamo all’interno della storia delle società umane, è invece qualcosa di eccezionale, riguarda solo l’occidente e solo gli ultimi tre secoli dalla rivoluzione industriale inglese in poi. È un concetto che non si può tradurre in quasi nessuna delle lingue non europee, perché la maggior parte delle società umane non immagina che il domani possa essere sempre migliore dell’oggi e che ogni giorno sia migliore del precedente. L’obiettivo è invece quello di realizzare un maggior benessere generale, un sentimento di soddisfazione generale.

Da dove nasce questo concetto di crescita illimitata?

La crescita può avere un senso, è un’immagine che gli economisti hanno ripreso dalla biologia, in particolare dalla biologia evoluzionista perché gli organismi viventi, il grano, ciò che nasce nella terra, germina e si sviluppa. Avviene così per tutte le piante, ma le piante nascono, crescono e muoiono, le società contemporanee invece pensano che la crescita economica sia qualcosa di illimitato. È questo concetto di illimitato che pone dei problemi perché è irragionevole: c’è già un deficit alimentare e di altro, di acqua ad esempio, per cui non ha senso pensare che la produzione di alimenti o la disponibilità di acqua siano illimitate... Noi abbiamo fatto della crescita una specie di parola feticcio che vale per tutto e porta con sé anche la crescita dell’inquinamento, delle malattie, dell’intossicazione, è un concetto perverso e assurdo perché viviamo in un mondo finito e come si può credere che avremo una crescita infinita?

Ma se un Paese è sempre più ricco produce anche migliori condizioni di vita per tutti!

Il Prodotto Interno Lordo è un altro feticcio: si riferisce ad analisi statistiche che valutano la ricchezza, una valutazione che comprende un po’ tutto: l’inquinamento e le spese che vengono espresse per arginarlo. Anche le catastrofi rappresentano buone notizie perché permettono la crescita del PIL e i rimedi per affrontarle sono altrettanto buone notizie perché producono ancora un aumento del PIL. Non so se questa idea della ricchezza misurata attraverso il PIL sia sensata. La stima è fatta attraverso un’idea nuova di misurazione che l’occidente ha elaborato nell’ultimo secolo, cioè la felicità degli uomini misurata attraverso la crescita del PIL e identificata con la soddisfazione per la crescita dei consumi: consumate sempre di più e sarete più felici! Questo dimostra l’assurdità del concetto: consumare in modo illimitato è folle in un mondo in cui esistono dei limiti.

Che cosa si intende per decrescita?

La decrescita, che sia chiaro, è uno slogan non un concetto, non è qualcosa di simmetrico alla crescita. La crescita è una specie di teoria, mentre la decrescita non lo è. Si tratta di uno slogan nato per spezzare in qualche modo la parola dominante, l’ideologia stessa della crescita. Se si volesse essere rigorosi bisognerebbe parlare di acrescita, come si parla di ateismo e precisamente di un'opposizione a una specie di religione. La crescita è infatti una vera religione a cui ci si affida per fede, è una verità che non deve essere contestata, un culto con i suoi riti consumistici. Quando si dice che una crescita infinita non è possibile in un mondo finito, diciamo anche che tutti i problemi che conosciamo, ecologici, culturali, sociali, sono sorti con quella stessa idea, e bisogna uscire da questo meccanismo infernale. Per questo la parola decrescita ha un aspetto provocatorio.

Quali cambiamenti reali comporterebbe la decrescita?

Concretamente una società della decrescita poggerebbe su un cambiamento dell’immaginario, un cambiamento di valori perché non si baserebbe più sull'idea che l’uomo debba dominare la natura, produrre sempre di più, lavorare sempre di più, guadagnare di più per consumare sempre di più, consumare sempre di più per produrre di più, un circolo vizioso insomma. Ci sarebbe un cambiamento dei valori di riferimento, una rivalutazione degli aspetti non quantitativi, non mercantili della vita umana. Si possono scoprire altre forme di ricchezza, non economica e mercantile ma una ricchezza relazionale, rapporti più ricchi all’interno della famiglia, con gli amici, si potrebbe vivere in una società più solidale che è cosa più importante del consumare sempre più gadgets.
Si potrebbe ristrutturare l’apparato produttivo per altre forme di produzione, cosa essenziale per la sopravvivenza del pianeta, attuare quello che gli specialisti chiamano l’impronta ecologista della produzione.

Che cosa si intende per “impronta ecologista della produzione”?

L’impronta ecologista indica, come è stato volgarizzato tempo fa dalle parole del presidente Chirac a Johannesburg, la valutazione della quantità degli spazi bioproduttivi che il nostro modo di vivere consuma: per nutrirci, vestirci, per usare le macchine abbiamo bisogno di terra e natura. Il pianeta è finito, lo spazio bioproduttivo, cioè quello che ci permette di vivere con quello che produciamo, è limitato. Conosciamo il numero della popolazione, la divisione delle superfici per popolazione, per cui un modo di vivere come quello attuale necessiterebbe di consumare tre volte tanto rispetto a quello che è disponibile. Il nostro modo di vivere supera del trenta per cento quello che è sostenibile e in più ci sono delle disuguaglianze insopportabili: se tutto il mondo vivesse come viviamo noi francesi avremmo bisogno di avere a disposizione tre pianeti da consumare. È importante e urgente cambiare: noi mangiamo il nostro patrimonio, viviamo sul nostro patrimonio, consumiamo in modo dissennato quello che la natura ha accumulato in milioni di anni, come ad esempio il petrolio, e tutti i principali minerali che non possono durare in eterno. Oltrepassiamo anche la capacità di rigenerazione della biosfera che per fortuna ha capacità rigenerative straordinarie, ma c’è un momento in cui il prelievo è troppo forte, pensiamo alla pesca: noi peschiamo più di quanto il mare riesca a ripopolare. È urgente quindi ridurre, consumare meno beni materiali.

Che cosa accadrà?

Alcuni fondatori dell’ecologismo dicevano che stiamo accuratamente preparando l’avvento di una serie di catastrofi entro una quarantina d’anni. Se queste catastrofi non fossero così gravi da produrre la fine dell’umanità, ma abbastanza per risvegliarci direi che potrebbero avere un carattere pedagogico. Negli ultimi anni abbiamo avuto una serie di catastrofi “pedagogiche”: l’esplosione del quarto reattore di Chernobil, ad esempio, ha avuto sicuramente un carattere pedagogico tanto che alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno rifiutato il nucleare. Anche la Francia lo ha limitato e progressivamente pensa di abbandonarlo... Ugualmente la mucca pazza è stata una catastrofe, ma ha cambiato le abitudini alimentari dei consumatori ed è una delle ragioni per cui i consumatori europei hanno rifiutato l’introduzione degli Ogm. È ragionevole pensare che nei prossimi anni si verificheranno altre catastrofi, oggi abbiamo il problema dell’esaurimento delle risorse petrolifere, anche se il petrolio non è certo una benedizione per il mondo dato che si fanno guerre disastrose in suo nome. Infine è urgente il problema climatico...

Un effetto negativo della globalizzazione.

La deteritorizzazione è una conseguenza fondamentale della globalizzazione. Noi paghiamo il costo dei trasporti, ma lo paga soprattutto l’ambiente! Sarà ragionevole, quando il trasporto sarà sempre più caro perché il petrolio sarà sempre più scarso, riscoprire le virtù della prossimità, dei prodotti locali, del giardino, dell’orto. Altra conseguenza è l’artificializzazione dei costi. Costa di più il trasporto del prodotto! Una delle misure previste dalla decrescita è la ricollocazione delle attività economiche perché ci sembra folle che, ad esempio, lo yogurt alla fragola che troviamo al supermercato comporti 9.000 chilometri per il suo trasporto quando una o due generazioni fa, uno yogurt migliore e più sano di questo era fatto con il latte delle mucche del vicino e le fragole del giardino. Tutto quello che consumiamo oggi richiede migliaia e migliaia di chilometri di trasporto. Qualche anno fa gli economisti americani avevano calcolato una media di 5.000 chilometri per ogni prodotto che consumiamo, oggi possiamo dire che, con l’apertura all’economia cinese, si superano i 7.000 chilometri. Tutto quello che consumiamo, tutto quello che indossiamo richiede migliaia di chilometri di trasporto. Se noi vogliamo limitare la deregulation climatica, che è ciò che in modo più urgente minaccia oggi il pianeta (anche se non è certo la sola minaccia, pensiamo all’inquinamento chimico, batteriologico...), dovremmo rimettere in questione questa logica di deteritorializzazione, delocalizzazione. Riteritorializzare e ricollocare l’economia passa anche attraverso la ricolocalizzazione della vita, della cultura. Dobbiamo ridare senso ai luoghi perché noi siamo condannati a vivere là dove posiamo i piedi. Oggi è così: abbiamo sempre la testa altrove, quando siamo al mare pensiamo alla montagna, quando siamo in montagna al mare, quando siamo a Parigi pensiamo a New York, quando siamo a New York a Parigi... È fondamentale reinventare una nuova vita territorializzata

Il Complotto

giovedì, maggio 07, 2009

Per i milanesi.......!

Come faccio a sapere se sto progredendo?

«D.: Come faccio a sapere se sto progredendo?
B.: ... chi progredisce e verso cosa? Non c'è "nessuno" a fare alcun progresso.
.. il più sicuro segno di "progresso" - la totale mancanza di preoccupazione a riguardo del "progresso" stesso... e circa la "liberazione",... un abbandono non-volitivo a qualunque cosa possa accadere» (Ramesh Balsekar)
Il libro del Risveglio

Una cosa che mi suona male in certi ambiti è il parlare di "Crescita Personale".
Per certi aspetti mi suonerebbe meglio Decrescita Personale!
Abbiamo bisogno sempre di indicare un senso a ciò che si fa? Di metterci una etichetta per poter affermare "Sto Crescendo"?
Che significa Crescere?
Non critico le tecniche di "Crescita Personale" in sè, dietro le quali ci sono grandi intuizioni e anni di osservazione di fenomeni. Ma è un certo tipo di linguaggio che mi suona male. E' giusto che non ci si attacchi alle etichette, sto solo riferendomi alla reazione immediata che si scatena dentro me quando sento dire certe cose in un certo modo.

L'uccelletto di Trilussa recitato da Andrea Bocelli

L'URLO di Munch

domenica, maggio 03, 2009

venerdì, maggio 01, 2009

Tiziano Terzani e il giornalismo

Mappe Mentali

Reddito e impatto ambientale- Curva di Kuznets


Secondo questa curva (curva di Kuznets ambientale) l'mpatto ambientale medio di ciascuno di noi aumenta finchè non si raggiunge un determinato reddito pro capite, per poi diminuire per redditi più alti.

Per altri dettagli
http://www.perc.org/articles/article207.php

Ne parla il NY-Times in questo articolo in cui l'autore fa le seguenti predizioni

1) Non ci sarà alcuna rivoluzione verde nell'energia o in qualsiasi altra cosa. Nessun leader, legge o trattato cambierà radicalmente le fonti di energia per la gente e le industrie[....]. Nessuna recessione o depressione comporterà un cambiabento duraturo nella passione dei consumatori di usare energia, fare soldi, comprare nuova tecnologia - e questa se ci credete o no è una buona notizia perchè....

2) più ricco ciascuno di noi sarà più verde
sarà il pianeta nel lungo periodo.


Non mi convincono affatto queste predizioni. Mi sembra una ricetta verso l'autodistruzione, perchè, nell'attuale concezione dell'economia, affinchè tutti i popoli della terra raggiungeranno il massimo di quella curva, la Terra ci costrigerà a cambiare radicalmente direzione in quanto non potrà tollerare l'impatto che deriverebbe da queste tendenze.

Se l'andamento della curva si verifica inevitabilmente è chiaro che bisogna reinquadrarla in un ottica diversa. Non sembra esserci alternativa ad una Società della Decrescita.


Eckhart Tolle parla della Televisione

Per milioni di persone in tutto il mondo, guardare la televisione è un’attività, o meglio una “non attività”, del tempo libero. Un americano medio che abbia sessant’anni ne ha passati quindici a fissare lo schermo della TV. E le percentuali sono simili in molti altri paesi.

Molta gente trova che guardare la televisione sia “rilassante”. Se osservate voi stessi attentamente, noterete che più a lungo fissate lo schermo, più la vostra attività mentale si arresta. Potete guardare anche a lungo i talk-show, i giochi, le interviste, o anche la pubblicità e la vostra mente non genera quasi nessun pensiero. Non solamente non vi ricordate più dei vostri problemi, ma siete anche temporaneamente liberi da voi stessi. E che cosa potrebbe esserci di più rilassante?

Ma guardare la televisione crea forse uno spazio interiore? Vi fa essere presenti con voi stessi? Sfortunatamente no. Anche se la vostra mente può per qualche tempo non generare alcun pensiero, si aggancia all’attività mentale dello spettacolo televisivo. Si è connessa con la versione televisiva della mente collettiva e sta pensando quei pensieri. La vostra mente è inattiva solamente nel senso che non sta producendo dei pensieri. Ma sta assorbendo continuamente pensieri e immagini che le vengono dallo schermo televisivo. Questo induce uno stato passivo, simile alla trance, cioè uno stato appena più alto dell’ipnosi.

Questo è il motivo per il quale la televisione si presta alla manipolazione della “pubblica opinione”, come ben sanno i politici, i gruppi che hanno particolari interessi, coloro che fanno la pubblicità, che pagheranno milioni per catturarvi in quello stato di inconsapevolezza ricettiva. Vogliono che i loro pensieri diventino vostri, e generalmente hanno successo. Quindi, quando guardate la televisione la vostra tendenza è quella di scendere al di sotto e non quella di innalzarvi al di sopra del pensiero.

La televisione ha questo in comune con l’alcol e con certe droghe. Se da una parte vi sta offrendo una certa liberazione dalla mente, dall’altra la pagate cara: pagate con la perdita di coscienza. Come le droghe, anche questa ha una qualità di forte dipendenza. Allungate la mano per spegnere e invece vi ritrovate a cambiare a fare zapping. Mezz’ora o un’ora dopo, siete ancora li a guardare, a cambiare canale. Il pulsante per spegnere è l’unico che il vostro dito sembra incapace di premere. State ancora guardando, quasi sempre non perché qualcosa di interessante abbia catturato la vostra attenzione, ma proprio perché non vi è nulla di interessante da guardare.

Una volta che siete stati catturati, più il programma è superficiale, più manca di significato, e più crea dipendenza. Se fosse interessante, se provocasse pensieri, stimolerebbe la vostra mente a ricominciare a pensare di nuovo, il che sarebbe uno stato più cosciente e per questo preferibile a una trance indotta dalla TV. E in quel caso la vostra attenzione non sarebbe catturata dalle immagini sullo schermo.

Il contenuto del programma, quando ha una certa qualità, può contrastare e qualche volta persino interrompere quell’effetto che la TV di annullare la mente. Vi sono programmi che sono stati di grande aiuto a molte persone; hanno cambiato la loro vita in meglio, hanno aperto il loro cuore, li hanno resi più consapevoli. Anche alcune commedie possono, anche senza essere niente di speciale e anche se non intenzionalmente spirituali, mostrare una versione caricaturale dell’umana follia e dell’ego. Ci insegnano a non prendere nulla troppo seriamente, ad affrontare la vita a cuor leggero e, soprattutto, ce lo insegnano facendoci ridere.

La risata è straordinariamente liberatoria e anche risanatrice. Ma quasi tutte le televisioni sono invece controllate da persone a loro volta controllate dall’ego, e per questo lo scopo segreto è quello di controllarvi mettendovi a dormire, cioè di rendervi inconsapevoli.

Nel mezzo televisivo mi è un incredibile e ancora inesplorato potenziale.

Evitate di guardare programmi e pubblicità che vi bombardano con una rapida successione di immagini che cambiano ogni due o tre secondi o ancora meno.

Guardare televisione, e soprattutto guardare questi programmi, è la scusa della diminuzione di capacità di attenzione, e delle disfunzioni mentali che ora colpiscono molti bambini in tutto il mondo. Una capacità di attenzione limitata nel tempo rende tutte le vostre percezioni e tutte le vostre relazioni superficiali e insoddisfacenti.

Stare davanti alla televisione troppo spesso e troppo a lungo vi rende non sono inconsapevoli, ma porta anche alla passività e vi toglie energia. Invece di guardarla a caso, scegliete il programma che volete vedere. E mentre la guardate, quando ve ne ricordate, portate l’attenzione sulla vitalità all’interno del vostro corpo. Oppure, di tanto in tanto, portate l’attenzione sul vostro respiro. A intervalli regolari distogliete gli occhi dallo schermo, così che non prenda possesso del vostro senso visivo.

Non tenete il volume più alto di quanto sia necessario perché la televisione non si sovrapponga a voi a livello uditivo. Premete il tasto muto durante la pubblicità. E cercate di non andare a dormire non appena la spegnete, o peggio ancora di addormentarvi mentre è ancora accesa.

Tratto dal libro Un Mondo Nuovo di Eckhart Tolle

Fonte


Sull'influenza suina

Perché i media vendono paura?
Sospetto che anche voi vi siate allarmati dalla copertura a tappeto praticata dai media riguardo l’influenza suina. Mi sembra di notare già il secondo fine: prepararci alle misure draconiane che ci forzeranno ad accettare l’idea delle vaccinazioni forzate.

…Ma considerate questo: nell’ultimo numero della rivista TIME (del 27 aprile 2009) si legge un articolo che spiega come dozzine di persone sono morte e centinaia sono state menomate dai vaccini usati contro l’influenza suina del 1976, quando il presidente Ford tentò di usare il pretesto di una manciata di soldati influenzati, per forzare la vaccinazione dell’intera nazione.

Malgrado il riconoscimento che la farsa del 1976 sia stato il classico esempio di “come non maneggiare un’epidemia d’influenza”, l’articolo introduce di nuovo l’idea che “gli ufficiali sanitari potrebbero forzare misure d’emergenza per combattere questa influenza”.

Quindi questo non è il primo panico sull’influenza suina

Allora ero appena entrato alla scuola di medicina. Mi ricordo ancora la campagna di vaccinazione condotta nel 1976.

Vi ricordate anche voi i risultati della campagna?

In pochi mesi, le vittime delle vaccinazioni che avevano subito varie forme di paralisi a causa di queste, avevano chiesto al governo oltre 1,3 miliardi di dollari di danni. Il vaccino è anche stato accusato di aver causato la morte di 25 persone.

In più, alcune centinaia di persone svilupparono la sindrome di Guillain-Barrè (una forma di paralisi) ed anche dei ventenni in ottima salute finirono sulla sedia a rotelle.

Ma cosa successe alla pandemia dell’influenza suina?


Non si materializzò mai, significando che:

Più persone morirono dal vaccino contro l’influenza che dall’influenza suina stessa.

Per mettere le cose nella sua giusta prospettiva, la malaria uccide 3000 persone AL GIORNO, ma questa malattia è considerata un normale “problema di salute”… Naturalmente non ci sono costosi vaccini contro la malaria che possono far guadagnare a “qualcuno” miliardi di dollari in breve tempo!

Dall’Australia arriva la notizia che anche una forma contenuta di epidemia d’influenza suina porterebbe alla morte di 1,4 milioni di persone, con un danno all’economia di 5 trilioni di dollari.

Ma per favore!

Se questo non ci ricorda le grida allarmistiche che la stampa emanava al tempo della buffonata dell’influenza aviaria non so a cos’altro paragonarlo. Vi ricordate quando il presidente Bush diceva che due milioni di Americani sarebbero morti a causa dell’influenza aviaria?

Sono ora fermamente convinto che quelle paure sono state diffuse per riempire le tasche di pochi individui e le casse dell’industria farmaceutica.

Cosa è l’influenza suina?

L’influenza suina è una malattia respiratoria contagiosa, causata da un virus influenzale di tipo A che colpisce i maiali. Il ceppo corrente A(H1N1) è una nuova variante del H1N1 virus.


Probabilmente non ne sarai a conoscenza, ma tutte le influenze dovute all’H1N1 sono discendenti del ceppo che ha causato la “spagnola” nel 1918.

Le vaccinazioni sono difficili che funzionino da un anno all’altro, a causa dalle mutazioni del virus. Questo fattore causa la paura che, prima che una vaccinazione “efficace” possa essere disponibile, molti moriranno.

Ma permettetemi di rammentarvi un fatto molto importante. Solo un paio di mesi fa, gli scienziati hanno concluso che la pandemia del 1918, che ha ucciso tra i 50 e i 100 milioni di persone nel mondo in circa 18 mesi, non è stata causata dall’influenza stessa, ma da una infezione da strep (streptococcus pneumoniae). Usando la medicina moderna, lo strep è molto più facile da trattare di quanto lo fosse stato nel 1918.

Per favore, ricordate anche che, dal 2003, solo 257 persone, nel mondo, sono morte a causa dell’influenza aviaria. Solo nell’anno 2004, più di 1170 persone sono morte nel mondo a causa dei fulmini… Quindi teniamo i piedi per terra e non permettete che la paura ci faccia sragionare.

Se no, la vostra paura farà poche persone MOLTO RICCHE

Per stare sul sicuro, dovresti accettare il vaccino?

Come dichiarato da scienziati nel New York Times ed in altri giornali, gli esperti non sanno se le vaccinazioni correnti hanno una qualche utilità contro questi virus mutanti. Quindi, una vaccinazione al presente porterebbe solo degli effetti dannosi all’organismo, a causa della presenza nei vaccini del tossico mercurio, usato come conservante.

Come proteggerti più efficacemente, senza usare vaccini o medicine pericolose

• Ottimizza i tuoi livelli di vitamina D. E’ in assoluto la migliore strategia per evitare qualsiasi tipo d’infezioni dovute alle influenze stagionali. Per mantenere i fatti nella loro giusta prospettiva, dallo scorso gennaio, negli Stati Uniti l’influenza stagionale (non l’influenza suina) ha ucciso oltre 13.000 persone.


Ti sei mai preoccupato di queste morti prima che i media iniziassero il can-can?

• Evita lo zucchero raffinato e i cibi troppo processati.
• Riposa a sufficienza il corpo.
• Mantieni il tuo stress sotto controllo.
• Esercitati regolarmente.
• Prendi regolarmente dell’olio contenente omega-3.
• Lavati le mani regolarmente.
• Usa dell’aglio regolarmente.
• Evita gli ospedali e i vaccini.

A meno che non sia un emergenza, evita gli ospedali perché questi sono gli ambienti ideali per infezioni di tutti i tipi.

Fonte italiana
tradotta da Mercola.com dove è presente un articolo più dettagliato in inglese


Personalmente, anche se non sono un medico, credo che il Dott. Mercola abbia una visione realistica della questione. E' chiaro che le autorità politiche sono in mano agli esperti per cui in qualche modo sono obbligati a prendere decisioni per prevenire una possibile pandemia. Ma è anche chiaro come il passato abbia già dimostrato che in queste occasioni sono coinvolti grossi interessi commerciali.
I buoni suggerimenti per prevenire una influenza normale valgono anche per l'influenza suina.

Pietà di Michelangelo

David di Michelangelo

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