"Per questo - conclude Zanchini - ripeto che siamo di fronte a dati ottimi, ma che è necessario accompagnare da politiche in grado di far finalmente decollare anche il contributo delle sottovalutate biomasse nel settore termico e soprattutto da rigorose e intelligenti provvedimenti a sostegno dell'efficienza energetica: aumentare la quota di rinnovabili non basta finché i consumi non verranno tagliati drasticamente e non solo episodicamente, come avvenuto nel corso del secondo semestre del 2008 per effetto della crisi economica"
lunedì, agosto 10, 2009
Il flop delle energie rinnovabili in Italia
sabato, giugno 20, 2009
Capitalismo e fame nel mondo
mercoledì, giugno 10, 2009
Politica e società civile
sabato, maggio 09, 2009
L'origine del concetto di decrescita nelle parole di Serge Latouche
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Che cosa considera emblematico delle disfunzioni di un’economia basata sulla crescita?
I cicloni, sempre più frequenti in questi anni, e sempre più gravi, conseguenza della deregulation climatica. Questi disastri pongono il problema di un pianeta in cattivo stato, devastato e non più vivibile, non più vivibile per noi, per l’umanità...
Da dove nasce questo concetto di crescita illimitata?
Ma se un Paese è sempre più ricco produce anche migliori condizioni di vita per tutti!
Che cosa si intende per decrescita?
Quali cambiamenti reali comporterebbe la decrescita?
Che cosa si intende per “impronta ecologista della produzione”?
Che cosa accadrà?
Un effetto negativo della globalizzazione.
venerdì, maggio 01, 2009
Reddito e impatto ambientale- Curva di Kuznets
Per altri dettagli
http://www.perc.org/articl
Ne parla il NY-Times in questo articolo in cui l'autore fa le seguenti predizioni
1) Non ci sarà alcuna rivoluzione verde nell'energia o in qualsiasi altra cosa. Nessun leader, legge o trattato cambierà radicalmente le fonti di energia per la gente e le industrie[....]. Nessuna recessione o depressione comporterà un cambiabento duraturo nella passione dei consumatori di usare energia, fare soldi, comprare nuova tecnologia - e questa se ci credete o no è una buona notizia perchè....
2) più ricco ciascuno di noi sarà più verde sarà il pianeta nel lungo periodo.
Non mi convincono affatto queste predizioni. Mi sembra una ricetta verso l'autodistruzione, perchè, nell'attuale concezione dell'economia, affinchè tutti i popoli della terra raggiungeranno il massimo di quella curva, la Terra ci costrigerà a cambiare radicalmente direzione in quanto non potrà tollerare l'impatto che deriverebbe da queste tendenze.
Se l'andamento della curva si verifica inevitabilmente è chiaro che bisogna reinquadrarla in un ottica diversa. Non sembra esserci alternativa ad una Società della Decrescita.
lunedì, gennaio 19, 2009
La società della decrescita



La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.
Ricontestualizzare Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.
Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.
Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).
Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.
Ridurre Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.
Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.
Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.
di Serge Latouche
(da una proposta di Osvaldo Pieroni
al Forum delle ONG di Rio)
venerdì, novembre 14, 2008
Riflessione sulla crisi
giovedì, gennaio 03, 2008
La scommessa della decrescita
Sto leggendo un libro veramente illuminante "La Scommessa della Decrescita" di Serge Latouche.
Si tratta è un eccellente manifesto sull'"OLISMO SOCIOECONOMICO" che l'autore chiama DECRESCITA (che non è l'opposto della crescita economica).
Masticando un pò di olismo, per passione e per necessità, trovo che i necessari cambiamenti di rotta per entrare in un'ottica olistica per il benessere del singolo, siano tratteggiati con maestria da Latouche per il benessere globale della società come del suo ambiente, per evitare che il Gigante Barcollante (il sistema socioeconomico attuale), per stare in equilibrio, debba continuare a correre crescendo e continuando così a schiacciare tutto ciò che trova sul suo percorso, fino a collassare sotto il suo stesso peso. Con un approccio completamente diverso richiama alla mia mente il libro recente di Lovelock "La Rivolta di Gaia" in cui Gaia, la Terra come essere vivente, che si evolve con le specie che vivono su di essa, rischia di subire un brusco collasso degli ecosistemi, che metterà a rischio l'esistenza di gran parte degli esseri viventi, uomo compreso, a causa del riscaldamento globale (prodotto della crescita!). Latouche è uno studioso di antropologia economica e nella sua esposizione divulgativa usa un linguaggio tecnico chiaro e appropriato, senza divagazioni su olismo e affini. Ma credo che il concetto di OLISMO si accosti bene ad una Teoria della Decrescita in cui, il mio benessere è il tuo benessere, e con questo faccio riferimento alle relazioni Nord-Sud del mondo, come a quella Uomo-Ambiente, o a quelle più elementari fra singoli esseri umani, etc. etc.
Non è una teoria disfattista, anche se può sembrare tale a coloro che credono nella supremazia del mercato e della scienza, che sarebbero in grado di risolvere qualsiasi problema. Ma intanto non sono state in grado di risolvere i problemi di una buona fetta dell'umanità per la quale la sopravvivenza è tuttora un'emergenza giornaliera.
A proposito di scienza lo stesso Latouche dice"una cieca fede nella scienza e nel futuro per risolvere i problemi del presente è contraria non solo al principio di precauzione, ma semplicemente al buon senso", e non credo che abbia torto.
