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sabato, agosto 22, 2009

Indicatore del vero progresso

Il Genuine Progress Indicator (GPI), cioè l'indicatore del progresso genuino (spesso tradotto anche come indice di progresso effettivo o indicatore del vero/reale progresso) è una metrica che ha l'obiettivo di misurare l'aumento della qualità della vita di una nazione.

Per questi motivi è calcolato distinguendo tra spese positive (che aumentano il benessere, come quelle per beni e servizi) e negative (come i costi di criminalità, inquinamento, incidenti stradali), diversamente dal PIL, al quale si propone come alternativa, che considera tutte le spese come positive e che non considera tutte quelle attività che, pur non registrando flussi monetari, contribuiscono ad accrescere il benessere di una società (casalinghe, volontariato)

L'indice, che deriva dall' ISEW, è stato proposto nel 1994 ed è frutto dello studio di un gruppo di ricercatori ed economisti, tra cui Herman Daly,John Cobb e Philip Lawn.

Alcuni studi sul GPI hanno mostrato che mentre il PIL è cresciuto negli ultimi decenni, il GPI è aumentato solo fino ai primi anni 1970, dopodiché ha iniziato a decrescere.

da Wikipedia


lunedì, agosto 10, 2009

Il flop delle energie rinnovabili in Italia



Leggendo questo grafico, si vede che sulla produzione delle energie rinnovabili siamo completamente fuori rotta rispetto all'incremento dell'energia totale prodotta. Gran parte dell'energia rinnovabile attualmente è di origine idroelettrica e quindi soggetta alle oscillazioni annuali delle pioggie.
L'aspetto più preoccupante per l'impatto sulla produzione di CO2, e quindi sull'effetto serra, si può osservare dalla differenza fra l'energia totale prodotta rispetto a quella rinnovabile in costante aumento.
Per avere un incremento percentuale delle energie rinnovabili che decresca la produzione di CO2, sono necessari investimenti pubblici enormi, per la ricerca e per il sussidio alle attuali tecnologie, in primis il solare, che hanno dei costi commerciali non sostenibili senza sovvenzioni pubbliche. E in Italia siamo lontani da una politica che vada in questo senso.
A breve-medio termine, viste queste premesse, non vedo altra via, per ridurre l'increcremento di CO2 prodotta, che non contempli una politica energetica in un'ottica complessiva di decrescita pianificata, e non per la "casualità" della crisi che ha ridotto la produzione energetica.
Questo significa tante cose che ho trattato altrove, parlando del PIL!
Per una fase di transizione di qualche decennio non sarei contrario in linea di principio a tagliare la produzione di CO2, per mezzo dell'energia nucleare. La compriamo dalla Francia. Se la Francia riesce a costruirci qualche centrale in Italia, risolveremmo questa ipocrita contraddizione, per cui usiamo energia prodotta dal nucleare, ma solo se la fa il nostro vicino di casa.
O diciamo che l'effetto serra è una burla, come hanno fatto di recente alcuni parlamentari del Pdl, Dell'Utri in testa, o il grafico di sopra sarà sempre più impietoso sugli impegni che l'Italia non sta rispettando e non sarà in grado di rispettare se il trend non sarà invertito.
La fonte del grafico è un rapporto statistico del 2008 pubblicato dal Gestore dei Servizi Elettrici (GSE).
Dallo stesso rapporto ho tratto il grafico che segue in cui è evidenziato il dettaglio della produzione delle varie energie alternative. Facciamo la danza della pioggia se vogliamo che il totale delle energie rinnovabili vada "significatamente" su!
Non capisco come i giornali leggendo lo stesso rapporto non riescano ad evitare titoli illusori tipo quello di Repubblica "Le "verdi" tornano a correre nel 2008 produzione a +21%", anche se poi quello che viene riportato nell'articolo si avvicina di più alla verità. Nella conclusione Zanchini di Legambiente dice:
"Per questo - conclude Zanchini - ripeto che siamo di fronte a dati ottimi, ma che è necessario accompagnare da politiche in grado di far finalmente decollare anche il contributo delle sottovalutate biomasse nel settore termico e soprattutto da rigorose e intelligenti provvedimenti a sostegno dell'efficienza energetica: aumentare la quota di rinnovabili non basta finché i consumi non verranno tagliati drasticamente e non solo episodicamente, come avvenuto nel corso del secondo semestre del 2008 per effetto della crisi economica"

sabato, giugno 20, 2009

Capitalismo e fame nel mondo

Prendo spunto da un commento ad un post della mia amica Tisbe su "Il grande successo del capitalismo: un miliardo di affamati" e riporto il commento che pressocchè ho condiviso sia su Facebook che sul suo blog.

Il capitalismo, questo capitalismo, non è il miglore dei mondi, ma al momento non ne conosciamo altri che lo siano.
Se pensiamo a cosa c'era prima del capitalismo, in Italia e altrove, non possiamo dire che andava meglio, da molti punti di vista. Il problema di questo capitalismo è la mancanza di rispetto della dignità altrui. Se questo aspetto fosse considerato, la democrazia si autososterrebbe da sola, senza la necessità di etichette tipo capitalismo o altro. Nell'ALTRUI includo anche l'ambiente.

Nonostante tutti i limiti, il capitalismo democratico, accompagnato da un sistema di sopporto ad ampio raggio delle fasce più deboli, rimane il sistema che garantisce quello che i comunusti italiani cercano di portare avanti, partendo da un presupposto sbagliato. Per essere a favore di una causa non si deve necessariamente essere contro un'altra che la contrasta, solo perchè non c'è rispetto di dignità altrui. Il problema non è il padrone, nè il potere in sè, ma l'uso che si fa della posizione di dominanza. Senza padrone non esisterebbe il dipendente, l'operaio. Inutile lottare contro il padrone per favorire l'operaio. Alla fine ci perdono entrambi e lo scontro rimane. Togliamo la necessità dello scontro e cerchiamo un dialogo continuo affinchè venga rispettata al meglio la dignità di ognuno. Cambiare terminologia, DIALOGO invece di LOTTA, di per se cambia la percezione di cosa si ha di fronte. Non a caso Obama parla di dialogo più che di guerra anche con un certo tipo di Islam. Col dialogo ad un certo punto c'è possibilità di arrivare ad una unità di intenti, seppur parziale. Con lo scontro ognuno rimane chiuso dentro le proprie barricate, che casualmente, nel caso dei comunisti italiani, si innalzano fra persone che dovrebbero parlare uno stesso linguaggio. E l'operaio vota LEGA!

Io personalmente propendo verso una SOCIETA' DELLA DECRESCITA, che non può che essere di natura capitalista, un capitalismo che gestisce risorse limitate in un contesto che assicuri il benessere di tutti, senza rinunciare ad una sana competizione basata sulla meritocrazia e sul rispetto altrui. Prima di arrivare a questo come mi auguro, credo le crisi saranno ben più dure di questa, perchè come stiamo vedendo, seppur il seme della decrescita sia in giro, e qualche piantina nella coscienza della gente stia crescendo, si sta riproponendo come soluzione alla crisi, essenzialmente la stessa ricetta di sempre. L'albero del PIL deve crescere, crescere, crescere sempre di più, senza chiederci cosa comporti questo, a livello sociale e ambientale.

venerdì, novembre 14, 2008

Riflessione sulla crisi

In base a molti indici è chiaro che la crisi economica ancora non ha mostrato quanto sarà realmente crisi. I consumi si contraggono. Le industrie hanno i magazzini pieni. Ma non sarà forse l'occasione giusta per capire che possiamo vivere con molto meno ? Pochi credo che si stiano facendo mancare ciò di cui non si può fare a meno per mancanza di soldi. Certo per le famiglie con figli ci possono essere ripercussioni pesanti, soprattutto se si perde un posto di lavoro. Credo profondamente che i consumi degli ultimi 20-30 anni siano stati drogati da un vivere al di sopra delle proprie possibilità, da un vivere di tanta futilità. Basta guardarsi intorno. Basta guardarsi in casa. Di quanta spazzatura in senso reale e metaforico ci circondiamo? Si è raggiunto un limite oltre il quale la goccia (non dico di cosa) ha fatto travasare il vaso. E chiamiamo crisi tutto questo! Credo che se ognuno di noi fosse consapevole di ciò, si potrebbero perdere meno posti di lavoro, destinare le poche risorse a chi ne ha veramente bisogno, evitando operazioni elettorali tipo quella sull'ICI. Nella mia utopia la vedo come una occasione per riconsiderare il modello di società secondo la teoria della decrescita di cui ho discusso più volte. E' una occasione per rivalutare secondo parametri sensati ciò che chiamiamo Qualità della Vita. Paradossalmente il fatto che il prezzo del petrolio stia scendendo, in una società che considera il valore del PIL come indice primario della crescita economica, è un fattore estremamente negativo perchè a parità di consumo spendiamo meno e il PIL salirà anch'esso meno. Tutto ciò che si spende, anche per le catastrofi, contribuisce a far salire il PIL!


lunedì, novembre 26, 2007

dePILiamoci

Cosa è il BIL?

Benessere Interno Lordo, è un indicatore che la comunità di sviluppo del progetto Mappa del BIL vuole proporre quale sostituto del PIL (Prodotto Interno Lordo) come unità di misura della capacità degli Stati Nazionali di far star bene le popolazioni ed i territori amministrati.L’idea è ancora un po’ grezza, e peraltro non nuova. Ci stanno provando in tanti. In particolare i governanti del Bhutan che da decenni usano un indicatore di questo tipo accando a quello “ufficiale” del PIL.
- DEPILIAMOCI

Mappa interattiva

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