martedì, giugno 30, 2009
lunedì, giugno 29, 2009
mercoledì, giugno 24, 2009
BING NON FA BINGO!
BING il nuovo motore di ricerca Microsoft, starà pur rosicchiando quote di mercato a Google, come riportato da Repubblica.it ma ho provato a cercarmi e .....quasi non esisto..non che IO esista realmente! Qualcuno che si che si spaccia per me lo crede...ma in realtà si spaccia affumicandosi del fumo di esistere..!
Insomma BING non fa BINGO, almeno nel mio pallottoliere!!!
Riproveremo più avanti...! Rullando un pò... magari... fra il nulla..troverà qualche briciolo ....di niente!
Vita, quotidianità e parole
Vivi la vita nella quotidianità non nelle parole
un suggerimento della mia amica Iole
Grazie
Fobie
- fobie di situazione
- acluofobia o scotofobia (paura del buio);
- acrofobia (paura delle altezze);
- agyrofobia (paura di attraversare la strada);
- agorafobia (ansia provocata dagli spazi aperti);
- aviofobia (paura di volare);
- batofobia (paura di guardare in basso, del vuoto o delle profondità);
- brontofobia (fobia dei temporali);
- claustrofobia (paura dei luoghi chiusi);
- climacofobia (paura di cadere dalle scale);
- criofobia, altrimenti detta pagofobia (rara - paura estrema del ghiaccio e delle basse temperature);
- ereutofobia o eritrofobia (paura di arrossire);
- ecofobia (paura di rimanere da soli in casa);
- ergofobia (paura del lavoro);
- ataxofobia (paura del disordine);
- fobia sociale (che spesso si manifesta con ansia anticipatoria);
- glossofobia (paura di parlare in pubblico);
- idrofobia (paura dell'acqua)
- paruresis o urofobia (paura di urinare in luoghi pubblici);
- nyctofobia (paura del buio della notte)
- fobie di esseri viventi (umani, cani, insetti, serpi ecc.), come ad esempio:
- ailurofobia (paura dei gatti);
- aracnofobia (paura dei ragni);
- cinofobia (paura dei cani);
- dismorfofobia (paura della propria immagine perchè ritenuta imperfetta e quindi inguardabile);
- ofidiofobia (paura dei serpenti);
- omofobia (paura degli omosessuali e/o dell'omosessualità);
- ornitofobia (paura degli uccelli);
- pogonofobia (paura delle barbe o delle persone con la barba);
- xenofobia (paura dello straniero, talvolta con implicazioni razziste);
- fobie di oggetti
- aicmofobia (paura degli oggetti acuminati);
- emofobia (paura del sangue);
- patofobia, sinonimo di ipocondria (paura delle malattie e paranoia verso agenti patogeni);
- pediofobia (paura delle bambole);
- pirofobia (paura estrema del fuoco e delle alte temperature - con attacchi di panico acuti, difficoltà a respirare, nausea, vertigini);
- spettrofobia (paura degli specchi e dell'atto di specchiarsi);
- hexakosioihexekontahexafobia (paura del numero 666);
- koumpounofobia (paura o ribrezzo dei bottoni);
- xyrofobia (paura delle lame del genere spade, asce, ecc.);
- parascavedrecateafobia (paura del numero 13);
Non ho vere e proprie fobie, ma alcune di esse in qualche loro aspetto mi pongono dei limiti (non saper nuotare, tendenza ad isolarmi in mezzo alla gente, o gruppi di persone). Alcune le ho limitate negli anni, come la paura di parlare in pubblico, ma in questo caso più per "obbligo lavorativo", per necessità.Paura del lavoro? Potrebbe essere semplice pigrizia, ed in parte è così, ma quando devo intraprendere un qualcosa di impegnativo, faccio fatica a pensare che ogni cosa si fa pezzo a pezzo. Quindi vedere la cosa nel suo insieme mi scoraggia. Questa paura si è accentuata negli anni, ma forse è tra quelle più facilmente superabile, trovando le motivazioni giuste.
domenica, giugno 21, 2009
sabato, giugno 20, 2009
Capitalismo e fame nel mondo
Prendo spunto da un commento ad un post della mia amica Tisbe su "Il grande successo del capitalismo: un miliardo di affamati" e riporto il commento che pressocchè ho condiviso sia su Facebook che sul suo blog.
Il capitalismo, questo capitalismo, non è il miglore dei mondi, ma al momento non ne conosciamo altri che lo siano.
Se pensiamo a cosa c'era prima del capitalismo, in Italia e altrove, non possiamo dire che andava meglio, da molti punti di vista. Il problema di questo capitalismo è la mancanza di rispetto della dignità altrui. Se questo aspetto fosse considerato, la democrazia si autososterrebbe da sola, senza la necessità di etichette tipo capitalismo o altro. Nell'ALTRUI includo anche l'ambiente.
Nonostante tutti i limiti, il capitalismo democratico, accompagnato da un sistema di sopporto ad ampio raggio delle fasce più deboli, rimane il sistema che garantisce quello che i comunusti italiani cercano di portare avanti, partendo da un presupposto sbagliato. Per essere a favore di una causa non si deve necessariamente essere contro un'altra che la contrasta, solo perchè non c'è rispetto di dignità altrui. Il problema non è il padrone, nè il potere in sè, ma l'uso che si fa della posizione di dominanza. Senza padrone non esisterebbe il dipendente, l'operaio. Inutile lottare contro il padrone per favorire l'operaio. Alla fine ci perdono entrambi e lo scontro rimane. Togliamo la necessità dello scontro e cerchiamo un dialogo continuo affinchè venga rispettata al meglio la dignità di ognuno. Cambiare terminologia, DIALOGO invece di LOTTA, di per se cambia la percezione di cosa si ha di fronte. Non a caso Obama parla di dialogo più che di guerra anche con un certo tipo di Islam. Col dialogo ad un certo punto c'è possibilità di arrivare ad una unità di intenti, seppur parziale. Con lo scontro ognuno rimane chiuso dentro le proprie barricate, che casualmente, nel caso dei comunisti italiani, si innalzano fra persone che dovrebbero parlare uno stesso linguaggio. E l'operaio vota LEGA!
Io personalmente propendo verso una SOCIETA' DELLA DECRESCITA, che non può che essere di natura capitalista, un capitalismo che gestisce risorse limitate in un contesto che assicuri il benessere di tutti, senza rinunciare ad una sana competizione basata sulla meritocrazia e sul rispetto altrui. Prima di arrivare a questo come mi auguro, credo le crisi saranno ben più dure di questa, perchè come stiamo vedendo, seppur il seme della decrescita sia in giro, e qualche piantina nella coscienza della gente stia crescendo, si sta riproponendo come soluzione alla crisi, essenzialmente la stessa ricetta di sempre. L'albero del PIL deve crescere, crescere, crescere sempre di più, senza chiederci cosa comporti questo, a livello sociale e ambientale.
venerdì, giugno 19, 2009
NOIA
La noia è una spinta verso situazioni non noiose. Quando inzuppati del proprio malessere non si sente più la noia si è fottuti. Finchè ci si annoia c'è sempre una forza motrice vitale.
Abbuffata di informazioni
La grande disponibilità di informazioni, di facile e rapido accesso, non sempre di buona qualità, anche sui media più importanti, crea spesso un indigestione nello stomaco del cervello che, alla lunga, fa diminuire la fame di novità. Questo se non si è tossici, per cui l'indigestione è solo una storia per sentirsi in colpa, ma non per impedire di ripetere l'abbuffata.
lunedì, giugno 15, 2009
Competenza e incompetanza
| Le differenze fra una persona competente e una persona incompetente trovano dimostrazione nell'ambiente che frequentano | |
| Ron Hubbard | |
sabato, giugno 13, 2009
giovedì, giugno 11, 2009
Terapia provocativa
Usare l'ironia, il paradosso e l' umorismo per guarire la mente: é possibile e funziona. Lo dimostrano i settemila casi di pazienti trattati dal prof. Frank Farrelly, il padre della "terapia provocativa".... "Io non faccio miracoli di guarigione - ha detto Farrelly - io sono solo un catalizzatore. Un piccolo elemento che può favorire un grande cambiamento". La "terapia provocativa", che è anche il titolo del libro scritto da Farrelly nel 1963, è nata diciannove anni fa in un momento di sconforto. Farrelly era giunto alla 91.ma seduta con un paziente schizofrenico ricoverato da tempo in ospedale, che non aveva alcuna intenzione di guarire. Anzi, il paziente «regrediva» come dicono gli psichiatri. Allora Farrelly sbottò: "Se continui cosi ti dovrò dare la pappetta come i neonati. Poi perderai il controllo: ti farai la pipì addosso e ti dovrò cambiare i pannolini. E siccome hai un culo enorme mi ci vorrà un lenzuolo matrimoniale. Tu sarai nella storia della medicina il primo neonato con pelo pubico". Il paziente dapprima diventò rosso, poi scoppiò a ridere e da quel momento cominciò a collaborare. In sole sei sedute guarì e fu dimesso dall'ospedale. Era nata la "terapia provocativa".
Farrelly pensa che l' umorismo possa essere non solo curativo ma anche preventivo dei disagi e dei disordini mentali. "Il proverbio dice: una mela al giorno leva il medico di torno. Io dico: una risata è meglio". Farrelly cita le ultime ricerche dell'università di Stanford in California e l'ultima opera di William Frye("Manuale di humour in 'psicoterapia") e afferma che la risata ha effetti biochimici importanti: dal punto di vista fisiologico è equivalente a una bella corsa a piedi.
E poi si è scoperto che il cervello rilascia encefaline durante il riso.
Insomma una risata fa bene sia ai sani che ai malati: "l'ansietà diminuisce - afferma Farrelly - aumenta I'autostima".
"Con l'anestesia della provocazione umoristica - afferma Alessandro Vannucci - in terapia possiamo toccare insieme al paziente zone scollanti della psiche senza bruciarci. Dal fatto di vedere la sua immagine, il suo mondo e le persone per lui significative in modo strano, imprevisto, mai visto, nascono nuove possibilità di rappresentarsi e di essere nel presente e nel futuro. E' una terapia umanistica, non interpretativa, ma basata sul fatto di far sperimentare al paziente altre parti di sé, rispetto a quelle con cui si identifica e che sono responsabili del problema per cui si sottopone alla terapia". Resta il fatto che i nastri-video con cui Farrelly documenta le sue sedute terapeutiche sono spesso umoristicamente irresistibili. "All' ultimo congresso junghiano a Città del Messico - ha ricordato Farrelly - c'erano molti serissimi psichiatri che cercavano di trattenersi dal ridere. Ma erano così buffi che facevano ridere gli altri".
Farrelly pensa che l' umorismo possa essere non solo curativo ma anche preventivo dei disagi e dei disordini mentali. "Il proverbio dice: una mela al giorno leva il medico di torno. Io dico: una risata è meglio". Farrelly cita le ultime ricerche dell'università di Stanford in California e l'ultima opera di William Frye("Manuale di humour in 'psicoterapia") e afferma che la risata ha effetti biochimici importanti: dal punto di vista fisiologico è equivalente a una bella corsa a piedi.
E poi si è scoperto che il cervello rilascia encefaline durante il riso.
Insomma una risata fa bene sia ai sani che ai malati: "l'ansietà diminuisce - afferma Farrelly - aumenta I'autostima".
"Con l'anestesia della provocazione umoristica - afferma Alessandro Vannucci - in terapia possiamo toccare insieme al paziente zone scollanti della psiche senza bruciarci. Dal fatto di vedere la sua immagine, il suo mondo e le persone per lui significative in modo strano, imprevisto, mai visto, nascono nuove possibilità di rappresentarsi e di essere nel presente e nel futuro. E' una terapia umanistica, non interpretativa, ma basata sul fatto di far sperimentare al paziente altre parti di sé, rispetto a quelle con cui si identifica e che sono responsabili del problema per cui si sottopone alla terapia". Resta il fatto che i nastri-video con cui Farrelly documenta le sue sedute terapeutiche sono spesso umoristicamente irresistibili. "All' ultimo congresso junghiano a Città del Messico - ha ricordato Farrelly - c'erano molti serissimi psichiatri che cercavano di trattenersi dal ridere. Ma erano così buffi che facevano ridere gli altri".
di Cesare Protetti
fonte integrale: Marco Avena
RIFONDARSI DENTRO
Se vogliamo cambiare l'andazzo di questa società BISOGNA RIFONDARSI DENTRO, CIASCUNO DI NOI NEGLI ASPETTI CHE CI RIGUARDANO..a volte difficili da identificare perchè l'abitudine trasforma tutto in normalità.
I partiti di oggi
"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss".
Berlinguer, 1981- Intervista a Scalfari
mercoledì, giugno 10, 2009
Politica e società civile
Se dovessi semplicemente seguire il desiderio del mio cuore direi che, in Italia, e non solo, non c'è nessun partito che abbia una realistica possibilità di poter incidere sul nostro presente e futuro prossimo, che rappresenti le mie aspirazione, per una società, estesa a tutto il mondo, in cui il benessere, nel rispetto dell'astronave Terra, sia un diritto per tutti e non limitato a pochi, rimanendo una illusione per tanti.
Poichè necessariamente bisogna partire dalla realtà, per arrivare a ciò che oggi appare una utopia per molti, come una società della decrescita, l'unica via che può permettere una dignitosa qualità della vita in un contesto globale di risorse limitate, personalmente cerco di ancorarmi a qualcosa che rappresenti delle potenzialità per un serio progetto a medio-lungo termine, in cui siano rispecchiati molti miei valori. Questo progetto in Italia si chiama Partito Democratico. Al momento c'è tanto da fare, soprattutto a livello di gruppo dirigente, nazionale e locale, ma come dimostra l'esempio di Debora Serracchiani si sta lavorando nel senso giusto, purchè si vada avanti così.
D'altra parte ogni realtà politica rappresenta la società che la sostiene, e se questa agisce su basi puramente individualiste, c'è ben poco da sperare nella politica che ci rappresenta, seppur con tutte le distinzioni del caso, senza fare qualunquisticamente di tutta l'erba un fascio.
La politica siamo noi, ad ogni livello. Elettori ed eletti siamo il TUTTO.
Gli eletti rappresentano le speranze degli elettori e se queste, nella coscienza collettiva, e qualunque sia il nobile o meno nobile intento che li ispira, ci ritroveremo, sempre e comunque, la politica che ci meritiamo.
Se dalla politica ci aspettiamo il favore per avere un vantaggio sui nostri pari, la politica che ci rappresenterà rispecchierà queste aspettative, almeno nelle promesse elettorali.
Se alla politica chiediamo rispetto della dignità di ognuno di noi, al di là del sesso, della religione e della razza, la politica inevitabilmente tenderà ad essere costituita da persone che rispetteranno la dignità di ognuno.
E' un gioco di specchi che trasmettono e riflettono dei messaggi dove non c'è reale distinzione tra elettore ed eletto.
Non è un caso che le nazioni civilmente più rispettose dei diritti individuali e collettivi siano quelle nazioni che hanno una classe politica più onesta.
martedì, giugno 09, 2009
venerdì, giugno 05, 2009
Il mendicante- Una storia sufi
Un mendicante si recò da un imperatore e gli disse:" Se mi farai la carità, esiste una condizione". L'imperatore aveva visto molti mendicanti, ma mai qualcuno che ponesse condizioni. Questo mendicante era davvero strano, un uomo con molto potere, era un mistico sufi. Aveva fascino, carisma e la sua personalità aveva un'aura. Persino l'imperatore provò un po' di gelosia. Di che condizioni parlava?
L'imperatore gli chiese: "Che cosa intendi dire? Quale condizione?".
Il mendicante rispose: "Questa è la mia condizione: accetto la tua carità solo se riesci a riempirmi completamente la ciotola".
Si trattava di una piccola ciotola da mendicante e il re rispose: "Che cosa credi che sia? Un mendicante? Credi che non possa riempire questa piccola e lurida ciotola?".
Il mendicante rispose: "Ho pensato fosse meglio dirtelo prima, perché dopo potresti avere dei problemi. Se pensi di poterla riempire, riempila".
Il re convocò il suo visir e gli ordinò di riempirla di pietre preziose: diamanti, rubini, smeraldi... che questo mendicante sappia con chi sta parlando!
Ma ecco sorgere le difficoltà. La ciotola veniva riempita, ma il re era sbalordito: non appena le pietre cadevano nella ciotola, scomparivano. Il re divenne furioso e disse al suo visir: "A costo di perdere il mio regno e di svuotare i mie forzieri, non voglio che questo mendicante mi sconfigga. Sarebbe troppo!".
Si narra che tutti i tesori scomparirono e pian piano il re divenne un mendicante; ci vollero mesi... e il mendicante era ancora lì e il re era lì, tutta la popolazione della capitale era presente e si domandava che cosa stava succedendo, che cosa sarebbe accaduto perché tutto scompariva nella ciotola. Alla fine il re cadde ai piedi del mendicante e gli disse: "Perdonami, ma prima di partire devi dirmi una cosa. Qual'è il segreto di questa ciotola? Tutto è scomparso all'interno!".
Il mendicante rise e rispose: "E' fatta di ego umano. Ho costruito questa ciotola con l'ego umano: tutto scompare all'interno e nulla lo soddisfa mai".
Grazie a Tisbe
mercoledì, giugno 03, 2009
Insegnare
C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo, ma cercando
d'essere franco all'altro come a sè,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci
Poeta, pedagogista e animatore di iniziative di pace (1924-1997)
preso da Chi educa Chi
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo, ma cercando
d'essere franco all'altro come a sè,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci
Poeta, pedagogista e animatore di iniziative di pace (1924-1997)
preso da Chi educa Chi
martedì, giugno 02, 2009
Lasciare che accada
lasciare che accada
che le resistenze operino nel nostro interesse
senza opporci ad esse
d'altra parte ogni cellula è fatta di molecole vincolate in qualche modo tra loro
ogni organismo vivente è costituito da cellule vincolate tra loro esse stesse
senza vincoli esisterebbe solo disgregazione
lasciare che accada
tutto in un flusso continuo di vita e morte
in cui anche la mente nel mentire ha un suo ruolo
e lasciamo che faccia il suo dovere
lasciare che accada
che il corpo fluisca
nel suo vibrare
che il respiro fluisca
nel suo ritmo naturale
lasciamo che la quiete invada ogni parte dell'essere
permettendo alla spontaneità di emergere
col suo tempo
nel suo flusso
un fiume che d'incanto s'inabissa nelle profondità della terra
non per questo smette di fluire
il flusso fluisce ovunque
anche dove non appare
anche dove ci sono resistenze
indispensabili per l'integrità
F
che le resistenze operino nel nostro interesse
senza opporci ad esse
d'altra parte ogni cellula è fatta di molecole vincolate in qualche modo tra loro
ogni organismo vivente è costituito da cellule vincolate tra loro esse stesse
senza vincoli esisterebbe solo disgregazione
lasciare che accada
tutto in un flusso continuo di vita e morte
in cui anche la mente nel mentire ha un suo ruolo
e lasciamo che faccia il suo dovere
lasciare che accada
che il corpo fluisca
nel suo vibrare
che il respiro fluisca
nel suo ritmo naturale
lasciamo che la quiete invada ogni parte dell'essere
permettendo alla spontaneità di emergere
col suo tempo
nel suo flusso
un fiume che d'incanto s'inabissa nelle profondità della terra
non per questo smette di fluire
il flusso fluisce ovunque
anche dove non appare
anche dove ci sono resistenze
indispensabili per l'integrità
F
Governare una Nazione e Governare un'Azienda
Governare una azienda di cui si è padroni non è la stessa cosa di governare una nazione di cui padroni non si è
In una azienda il capo può essere il padrone
In una nazione il capo è solo un dipendente
In una azienda il capo può essere il padrone
In una nazione il capo è solo un dipendente
lunedì, giugno 01, 2009
Lingua madre e Lingua universale
Ogni persona dovrebbe conoscere due lingue: la lingua madre e la lingua internazionale.
Finché non esisterà una lingua internazionale non sarà possibile creare un mondo senza confini.
Io sono per una lingua internazionale e la lingua che scelgo è l'inglese, per la semplice ragione che è già esistente in ogni parte del mondo.
Osho
Finché non esisterà una lingua internazionale non sarà possibile creare un mondo senza confini.
Io sono per una lingua internazionale e la lingua che scelgo è l'inglese, per la semplice ragione che è già esistente in ogni parte del mondo.
Osho
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